Ero forestiero e mi avete accolto…

febbraio 18, 2008 at 6:47 pm Lascia un commento

Mi trovavo a correre a Villa Borghese, tra il profumo dei pini e dell’erba bagnata, mentre il rumore delle mie scarpe che si facevano largo sul brecciolino scandivano il tempo. Avevo lo sguardo puntato verso l’alto come per cogliere di sorpresa il  sole tra i fitti rami che attendevano al riparo l’inizio di quella estate.
Ad un tratto i miei occhi si poggiarono su una ragazza che con disinvoltura intratteneva un piccolo ometto. All’inizo non feci troppo caso alla scena ma poi mentre continuavo a correre qualcosa mi porto’ a girare intorno a quella siepe e a tornare indietro, come attratto dalla malleabile morbidezza di quella scena.
I capelli biondi della ragazza scintillavano come fili d’oro tra la luce calda del mattino. Affascinato dalla sua bellezza mi avvicinai ancora un po’, quando d’improvviso mi cadde l’Ipod scivolato velocemente giù dalla mia felpa. La ragazza alzò lo sguardo verso di me ed il bambino correndo si gettò sull’oggetto misterioso adagiato tra il terriccio.
“Torna qui Mossad, ridallo al signore”, disse la ragazza con accento curioso, guardando in direzione del bambino con gl’occhi accecati dal sole. Io restai fermo per diversi secondi,  come affogato dal brillare di quegl’occhi cerulei che sembravano gocce d’acqua cristallina.
Guardando il piccoletto lo invitai a restituirmi l’Ipod allungando la mia mano verso di lui. “Ciao Mossad, vuoi vedere come funziona?”.
Mossad con i suoi occhioni neri e il suo visetto tondo mi guardò per un attimo e poi fece spuntare i suoi dentini bianchi in un sorriso amichevole e furbetto. Non esitai un attimo ad infossare le mie dita in quella testolina ricciuluta e a consegnare nelle sue manine vellutate le cuffiette nel nuovo giocattolo. In poco tempo Mossad intui’ come andava usato quell’oggetto e rapito dalla musica ad alto volume se ne stava lì a guardare il display. Era diverso dagl’altri bambini, il colore della sua pelle lo rendeva unico nel parco ed i suoi modi pacati lo facevano apparire un ragnetto indaffarato.
La ragazza a quel punto fu costretta ad avvicinarsi a noi e timidamente ringraziandomi si mise a parlare subito con Mossad costringendolo a restituirmi l’Ipod. ” Dai Mossad, è tardi, lo sai che dobbiamo tornare in orario altrimenti non ti lasciano più venire”, continuava a ripetergli la fanciulla sistemandosi i capelli dietro l’orecchio.
I due si allontanorono così dalla panchina e dal vialetto, come due fidanzatini stretti per la mano. Mossad ad un tratto girandosi indietro mi guardò e strizzando l’occhiolino accenno’ un saluto con la mano per poi tornare a saltellare al fianco del suo angelo biondo. Nella mani della ragazza una sola grossa borsa che portava scritto: Ero forestiero e mi avete accolto. Associazione rifugiati.
Sono tornato tante volte in quel posto a quell’orario ma di Mossad e della ragazza non ho mai più avuto notizia. Di loro mi restano solo i ricordi vivi della profondità dei loro sguardi, così diveri nei colori e nelle intenzioni, ma accomunati da un passato forse troppo comune vissuto in guerre consumate in nicchie di terre lontane.

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Ad occhi chiusi La tristezza è come il buio, il buio non fa rumore.

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